I.I.S. Statale Majorana-Corner

Wolfgang Borchert, Das Gesamtwerk, a cura di Michael Töteberg, Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg 2009

Testo originale Traduzione
Die Kirschen
Nebenan klirrte ein Glas. Jetzt ißt er die Kirschen auf, die für mich sind, dachte er. Dabei habe ich das Fieber. Sie hat die Kirschen extra vors Fenster gestellt, damit sie ganz kalt sind. […] Der Kranke stand auf. Er schob sich die Wand entlang. Dann sah er durch die Tür, daß sein Vater auf der Erde saß. Er hatte die ganze Hand voll Kirschsaft. Alles voll Kirschen, dachte der Kranke, alles voll Kirschen. Dabei sollte ich sie essen. Ich hab doch das Fieber. […] Er hielt sich am Türdrücker. Als der quietschte, sah der Vater auf. Junge, du musst doch zu Bett. Mit dem Fieber, Junge. Du musst sofort zu Bett. Alles voll Kirschen, flüsterte der Kranke. Er sah auf die Hand. Alles voll Kirschen. Du musst sofort zu Bett, Junge. Der Vater versuchte aufzustehen und verzog das Gesicht. Es tropfte von seiner Hand. […] Der Vater sah ihn hilflos von unten an. […] Das ist doch zu dumm, ich komme buchstäblich nicht wieder hoch. […] Ich bin nämlich hingefallen, sagte der Vater. Aber es ist wohl nur der Schreck. Ich bin ganz lahm, lächelte er. Das kommt von dem Schreck. Es geht gleich wieder. Dann bring ich dich zu Bett. Du musst ganz schnell zu Bett. Der Kranke sah auf die Hand. Ach, das ist nicht so schlimm. Das ist nur ein kleiner Schnitt. Das hört gleich auf. Das kommt von der Tasse, winkt der Vater ab. […] Ich wollte sie nur ein bisschen kalt ausspülen und deine Kirschen da hineintun. Aus dem Glas trinkt es sich so schlecht im Bett. […] Der Kranke sah auf die Hand. Die Kirschen, flüsterte er, meine Kirschen? […] Ich bring sie dir gleich. Sie stehen noch vorm Fester, damit sie schön kalt sind. Ich bring sie dir sofort. Der Kranke schob sich an der Wand zurück zu seinem Bett. Als der Vater mit den Kirschen kam, hatte er den Kopf tief unter die Decke gesteckt.
Le ciliegie
Dalla stanza accanto un rumore di vetri in frantumi. Ora si sta mangiando tutte le ciliegie che sono per me, pensò. Ma sono io che ho la febbre. Lei ha messo apposta le ciliegie fuori dalla finestra perché fossero belle fredde. […] Il malato si alzò. Si trascinò lungo la parete. Dallo spiraglio della porta vide che suo padre era seduto per terra. Aveva tutta la mano piena di succo di ciliegia. Tutta piena di ciliegie, pensò il malato, tutta piena di ciliegie. Ma erano per me. Sono io che ho la febbre. […] Si reggeva alla maniglia della porta. Quando questa cigolò, il padre alzò lo sguardo. Ragazzo mio, su, vai a letto. Con la febbre che hai, ragazzo mio. Devi andare subito a letto. Ciliegie ovunque, sussurrò il malato. Guardò la mano. Ovunque ciliegie. Devi andare subito a letto, ragazzo mio. Il padre cercò di alzarsi e fece una smorfia. La mano gocciolava. […] Il padre lo guardò inerme dal basso. […] È assurdo, non riesco proprio ad alzarmi. […] È perché sono caduto, disse il padre. Ma forse è solo lo spavento. Non riesco proprio a muovermi, disse e abbozzò un sorriso. È per lo spavento. Ora passa subito. Poi ti porto a letto. Devi andare di corsa a letto. Il malato guardò la mano. Ah, non è niente. É solo un piccolo taglio. Passa subito. È successo con la tazza, lo rassicurò il padre. […] Volevo solo risciacquarla un poco con l’acqua fredda e metterci dentro le tue ciliegie. Dal barattolo si beve male stando a letto. […] Il malato guardò la mano. Le ciliegie, sussurrò. Erano le mie ciliegie? […] Te le porto io tra poco. Stanno ancora fuori dalla finestra, a raffreddarsi per bene. Te le porto subito. Il malato ritornò a letto trascinandosi lungo la parete. Quando il padre arrivò con le ciliegie, lui aveva infilato la testa ben sotto le coperte.

Il testo è stato tradotto dalle studentesse e dagli studenti delle classi 5LB, 5LC

Docenti di lingua e civiltà straniera: Paola Bianco, Chiara Trevisanato, Cristina Zuin

Docenti del DiSLL: Daniele Vecchiato