Liceo G.Galilei

Traduzione all’italiano di alcuni brani dell’articolo di giornale in lingua spagnola: “El ‘Gernika’, una pintura mural contra la barbarie” di Josep Playà Maset, del 4 aprile 2017.

Testo originale Traduzione
El ‘Gernika’, una pintura mural contra la barbarie. El Museo Reina Sofía reúne 170 obras de Picasso que explican la génesis de su icono
JOSEP PLAYÀ MASET Madrid
El bombardeo de Gernika por la Legión Cóndor el 26 de abril de 1937 fue el detonante que impulsó a Pablo Picasso, que en aquellos momentos atravesaba una cierta crisis creativa, a pintar una de sus mejores obras. En esa pintura gigante que presentó en el pabellón español de la Exposición Internacional de París de 1937 no aparecen ni aviones ni bombas, ni la ciudad de Gernika ni su mercado, no hay hombres, ni armas, ni el rojo de la sangre, sólo mujeres, niños y animales, gritos y rostros de dolor, en blanco y negro. Es la imagen del horror. Esas escenas desgarradoras que podrían ser intemporales son el reflejo de la barbarie. Es quizás lo que explica que el Gernika se haya convertido en un icono, símbolo del rechazo a las guerras y a la crueldad. Es una pintura única, singular, pero no puede decirse que sea una obra aislada dentro de la producción picassiana, al contrario, es el resultado de una evolución iniciada una década antes y continuada con posterioridad. […] Aunque desde algunos sectores de la izquierda comunista en 1937 no se entendió una obra que no entraba en los cánones del realismo de propaganda, lo cierto es que muy pronto su impacto fue enorme. La tragedia de la II Guerra Mundial estaba a la vuelta de la esquina y a punto de volver a darle la razón. En junio de 1940, cuando Hitler invade Francia, Picasso pintó en Royan, una pequeña localidad francesa a donde había huido con Dora Maar, Mujer peinándose (1940) que refleja esa continuidad. Bernard Ruiz ¬Picasso, nieto del pintor, paseaba ayer por las salas del museo con semblante serio. […] “Lo he visto tantas veces… y me sigue impresionando porque representa todo el horror del que es posible el mundo”. Por eso sigue siendo actual.
Il ‘Gernika’, un dipinto murale contro la barbarie. Il Museo Reina Sofia riunisce 170 opere di Picasso che spiegano la genesi della sua icona
JOSEP PLAYÀ MASET Madrid
Il bombardamento di Guernica da parte della legione Condor il 26 aprile 1937 fu il fattore scatenante che spinse Pablo Picasso, che in quei momenti attraversava una certa crisi creativa, a dipingere una delle sue migliori opere. In questo imponente dipinto, che presentò all’interno del padiglione dell’esposizione internazionale di Parigi del 1937, non appaiono né aerei né bombe, né la città di Guernica né il suo mercato, non ci sono uomini, né armi né il rosso del sangue; solo donne, bambini e animali, grida e volti addolorati, in bianco e nero. È l’immagine dell’orrore. Queste scene strazianti che potrebbero essere senza tempo sono il riflesso della barbarie. Questo è probabilmente ciò che spiega perché il Gernika sia diventato un’icona, simbolo del rifiuto delle guerre e della crudeltà. È un dipinto unico, singolare, però non si può dire che sia un’opera a parte all’interno della produzione picassiana, al contrario, è il risultato di un’evoluzione iniziata un decennio prima e continuata in seguito. […] Sebbene alcuni gruppi della sinistra comunista nel 1937 non compresero un’opera che non rientrava nei canoni del realismo della propaganda, è certo che in breve tempo il suo impatto fu enorme. La tragedia della Seconda Guerra Mondiale era dietro l’angolo al punto tale da darle ragione. Nel giugno del 1940, quando Hitler invase la Francia, Picasso dipinse a Royan, una piccola località francese dove si era rifugiato con Dora Maar, Mujer peinándose (Donna che si pettina) (1940) che riflette questa continuità. Bernard Ruiz ¬Picasso, nipote del pittore, giusto ieri passeggiava con espressione seria per le sale del museo, come se stesse riflettendo sullo scontro tra la vita e la morte che coesiste in tutte le opere. E nel Gernika. “L’ho visto tante volte… e continua ad impressionarmi poiché rappresenta l’orrore di cui il mondo è capace. Per questo continua ad essere attuale.

Docenti di lingua e civiltà straniera: Giovanna D’Ambrosio

Docenti del DiSLL: Maria Begona Arbulu Barturen